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“Loro”, il Baluardo e la cultura

Claudia Marchetti

“Loro”, il Baluardo e la cultura

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martedì 19 Giugno 2018 - 07:30
“Loro”, il Baluardo e la cultura

Era un “sabato qualunque”, come cantava Caputo, di tre giorni fa. Seduta ad un bar, prendo il cellulare così, come si fa spesso d’impulso, e apro Facebook. Ritrovo il Social Network invaso da post e messaggi e commenti sulla chiusura del Teatro marsalese Baluardo Velasco. La direzione artistica – ovvero Claudio Forti, Paolo Navarra, Salvo Ciaramidaro e Diana D’Angelo – ha reso noto che l’associzione culturale ha deciso di chiudere i battenti. Nonostante le mille difficoltà affrontate negli ultimi anni, e che ho voluto condividere in prima persona e volentieri, con tutte le ansie e le piccole vittorie (perchè ci sono state) che hanno accompagnato ogni rassegna, ho sempre creduto fortemente in questa realtà, “baluardo” – è proprio il caso di dirlo – della piccola fiammella culturale che accende la città.
Come è noto a tutti, la rassegna teatrale comunale che vede come direttore artistico Moni Ovadia, non ha avuto successo. C’è poco da nascondersi dietro un dito. E questo per mille motivi, uno fra tutti una campagna promozionale non partita mai adeguatamente in tempo. Al di là di questo, Marsala è da diversi anni che non ospita, ad esempio, un grande concerto all’aperto e in tanti, la stagione estiva, si spostano verso altri “lidi”, in primis al Biscione, a Petrosino. Le criticità, per il vero, non sono da imputare solo all’attuale Amministrazione ma anche alle precedenti e non solo agli Enti Locali. I governi che si sono succeduti nel tempo hanno avuto una grande fetta di responsabilità. Il Baluardo Velasco ci ha regalato tante emozioni dal 2012 ad oggi con circa 180 spettacoli, tanti nomi, artisti emergenti che si muovono bene nell’indie e tanti artisti importanti per il cantautorato italiano e la storia del teatro del Paese. “Usciamo in punta di piedi, in contrasto con un mondo che urla sempre di più” scrivono gli amici del Baluardo Velasco. Io non ci sto. Voglio ancora urlare con quella poca voce rimasta per questa Città, lo farò fino a quando questo territorio non mi vorrà più.
La notizia della chiusura del Baluardo ha generato forti perplessità sui Social, tante sono state le persone che hanno espresso la vicinanza al piccolo teatro di via Frisella, centinaia i “like”, i commenti, le condivisioni. Ma se queste centinaia di persone che oggi lamentano la scarsa presenza di un’Amministrazione comunale “poco attenta” alla vita culturale della Città (quella vera non quella pseudo-intellettuale per carità), fossero venute ad assistere agli spettacoli del Velasco, ad ascoltare la sognante chitarra di Mesolella, il garbo di Locasciulli, ad ammirare l’istrionico Pambieri piuttosto che le drammatiche parole di Giorgio Magnato e le comode poltrone dello spazio teatrale, forse il Baluardo sarebbe ancora “vivo”. Chissà se la colpa è davvero la “LORO”, per dirla con Paolo Sorrentino, o di chi non ha creato un terreno fertile per maturare passioni ed interessi in questa fetta di mondo. La fiammella è ancora accesa ma la cera si sta sciogliendo in fretta. Sperare è possibile e dobbiamo imparare a farlo più spesso. Con le azioni, le capacità, le unghie e i denti. Questo è il tempo…

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